

BIOGRAFIA
Dalla Tuscia al mondo, e ritorno.
Andrea Fanti è Executive Chef e Food & Beverage Director con oltre quindici anni di esperienza nell’hotellerie di lusso, nell’alta ristorazione e nella consulenza per il settore Ho.Re.Ca. La sua cucina nasce dall’incontro tra tecnica, sensibilità e conoscenza profonda della materia prima. Un approccio costruito attraverso esperienze maturate in ristoranti stellati, resort a cinque stelle, relais di prestigio, accademie di alta formazione e contesti internazionali, dove ha sviluppato una visione completa dell’ospitalità e dell’esperienza gastronomica. Nel corso della carriera ha guidato brigate numerose e multiculturali, coordinando team fino a 45 collaboratori e occupandosi non soltanto della creazione dei menu, ma anche della gestione economica e organizzativa dell’intero reparto Food & Beverage. Dalla pianificazione dei budget al controllo del food cost, dalla selezione dei fornitori alla formazione del personale, Andrea unisce alla creatività dello chef una solida competenza manageriale. La sua proposta gastronomica valorizza la stagionalità, il territorio e l’identità delle materie prime, reinterpretandoli con uno stile contemporaneo, elegante e riconoscibile. Grande attenzione è dedicata all’equilibrio dei sapori, alla cura estetica del piatto e alla personalizzazione dell’esperienza, comprese le proposte vegetariane, vegane, gluten free e dedicate a particolari esigenze alimentari. Tra i risultati più significativi figura il conseguimento del 100% nella valutazione “Food Quality” di Leading Hotels of the World, riconoscimento che testimonia il rigore, la costanza e l’attenzione agli standard qualitativi che caratterizzano il suo lavoro. Nel corso degli anni, i progetti da lui guidati hanno inoltre ottenuto segnalazioni da Gambero Rosso, dalle Guide di Repubblica e dalla stampa gastronomica di settore. Accanto all’attività in cucina, Andrea ha ricoperto il ruolo di docente presso la Boscolo Etoile Academy, contribuendo alla formazione di giovani professionisti e trasmettendo loro tecnica, disciplina, organizzazione e rispetto per il mestiere. Come consulente ha inoltre affiancato numerose realtà della ristorazione e dell’ospitalità nello sviluppo di nuovi concept, nell’avviamento di attività, nell’ottimizzazione dei processi e nel miglioramento della redditività. Oggi Andrea porta avanti una visione della cucina fondata sull’eccellenza, sulla leadership e sulla capacità di creare valore: per gli ospiti, per i collaboratori e per le strutture con cui lavora. Per lui, ogni piatto non è soltanto una preparazione, ma il risultato di metodo, ricerca, cultura e passione.
FILOSOFIA
Cucina identitaria, sguardo contemporaneo.
La mia cucina nasce prima di me. Nasce da due terre vicine e diverse, unite nella mia storia familiare: la Toscana di mia madre e il Lazio di mio padre. Due anime che porto dentro e che, ogni giorno, ritrovo nei miei piatti. Dalla Toscana ho ereditato il rispetto silenzioso per la materia prima, il valore dell’essenzialità e la convinzione che un ingrediente autentico non debba essere nascosto, ma ascoltato. È una cucina fatta di gesti misurati, di pane, olio, brace, erbe e stagioni; una cucina che non ama gli eccessi e trova la propria eleganza nella verità. Dal Lazio ho ricevuto il carattere, la generosità e la forza dei sapori. Una terra in cui la cucina è memoria popolare, convivialità e istinto; dove la campagna entra nei piatti con le sue verdure, i formaggi, le carni, i profumi intensi e quella schiettezza che non ha bisogno di chiedere permesso. La mia identità gastronomica vive nel punto in cui queste due culture si incontrano. È il dialogo tra misura e passione, delicatezza e decisione, rigore e spontaneità. È una cucina che parte dalle radici, ma non rimane immobile nel passato. La tradizione, per me, non è una formula da ripetere: è una lingua viva, da conoscere profondamente prima di poterla raccontare con parole nuove. Ogni piatto nasce dall’ascolto. Ascolto la stagione, perché la natura possiede un tempo che la cucina deve rispettare. Ascolto il territorio, perché ogni prodotto porta con sé un paesaggio, il lavoro di chi lo ha coltivato e la cultura della comunità da cui proviene. Ascolto la materia prima, cercando di comprenderne il carattere prima ancora di immaginare come trasformarla. Non cucino per dimostrare una tecnica. Utilizzo la tecnica perché l’ingrediente possa esprimersi nella sua forma più autentica. Credo in una cucina precisa ma mai fredda, elegante ma non distante, contemporanea senza perdere la memoria. Una cucina capace di sorprendere, ma soprattutto di lasciare un’emozione riconoscibile: il ricordo di un profumo, di una tavola di famiglia, di un paesaggio attraversato o di un sapore che credevamo dimenticato. Il mio lavoro è cercare equilibrio. Tra acidità e dolcezza, consistenze e temperature, istinto e disciplina. Ma anche tra bellezza e sostanza, creatività e sostenibilità, piacere dell’ospite e rispetto per le risorse. Ogni elemento deve avere un senso: nulla dovrebbe trovarsi nel piatto soltanto per decorarlo. La bellezza, nella mia cucina, nasce dalla necessità. Anche l’accoglienza è parte della mia filosofia. Un piatto non termina quando esce dalla cucina: vive nello sguardo dell’ospite, nel servizio, nell’atmosfera e nella cura con cui viene raccontato. Per questo considero cucina e sala parti dello stesso gesto. L’esperienza gastronomica è un racconto collettivo, costruito da persone che condividono metodo, sensibilità e responsabilità. Guidare una brigata significa trasmettere questa visione. Significa formare, ascoltare, correggere e dare fiducia. Credo in una leadership fondata sull’esempio, sul rispetto dei ruoli e sulla crescita delle persone. L’eccellenza non è mai il risultato di un singolo talento: nasce da una squadra capace di muoversi come un solo organismo. La formazione e l’insegnamento mi hanno ricordato che la cucina è anche trasmissione. Ogni tecnica appresa, ogni errore superato e ogni conoscenza ricevuta acquistano valore soltanto quando vengono condivisi con una nuova generazione di professionisti. Cucinare, per me, significa custodire e trasformare. Custodire le mie origini toscane e laziali, la memoria delle tavole familiari, il rispetto per gli artigiani e per i produttori. Trasformare tutto questo attraverso la ricerca, l’esperienza e una curiosità che non smette mai di accompagnarmi. Perché un piatto può essere contemporaneo senza recidere le proprie radici. Può parlare una lingua nuova e conservare un accento antico. Ed è proprio in quell’accento — sospeso tra Toscana e Lazio, tra eleganza e carattere, tra memoria e futuro — che riconosco la mia cucina.
UN ESEMPIO
“Il sushi reinterpretato in chiave territoriale: riso del Lazio, pesce di lago, aceti di casa, alghe del nostro bosco. La grammatica del Giappone, la voce della Tuscia.”

ESPERIENZE
Oltre quindici anni tra hotellerie di lusso e alta ristorazione — da Forte Village al Castello di Velona, da una stella Michelin alle grandi occasioni istituzionali — un'esperienza che oggi si mette al servizio di eventi, consulenze e formazione su misura.

GALLERIA
Piatti, luoghi, persone.








Selezione stampa
Il mio percorso è stato raccontato negli anni da testate italiane e internazionali. Le pagine di Libero Quotidiano hanno seguito il mio presente in Val d'Orcia, Excellence Magazine mi ha dedicato un ritratto come volto emergente della cucina contemporanea italiana. Live in Italy Magazine ha portato la mia storia oltreconfine, mentre MangiaeBevi e Food Lifestyle hanno raccontato la mia cucina dal di dentro, piatto dopo piatto. Voci diverse, un unico filo: il rispetto della materia, la cura del gesto, la fdeltà al territorio.
Riconoscimenti
Premi, menzioni e inclusioni in guide gastronomiche che hanno accompagnato gli anni di lavoro in cucina. Una conferma silenziosa di un metodo: ricerca della materia, rispetto del territorio, coerenza nel tempo.
